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LA PERCEZIONE DEI MIGRANTI IN ITALIA E IN UE * l’invasione che non c’è *

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Si è sostenuto, e si sostiene ancora, non senza ragione, che i migranti influenzano indirettamente (giacché non sono nella maggior parte dei casi elettorato attivo) le scelte, la condotta e le decisioni della politica in larga parte dei Paesi dell’Unione Europea. Sicuramente lo stesso fenomeno si osserva in altre parti del mondo, ma la nostra attenzione è focalizzata sul vecchio Continente. Sulla questione sono state elaborate varie teorie, più o meno pertinenti, alcune di grande pregio culturale, si sono ricercate le ragioni più profonde, e altro ancora, noi proveremo ad esaminare una aspetto che deriva dal contatto fra gli esseri umani e come esso viene percepito dalle persone. E poi come questo contatto genera diffidenza, ostilità, paure e quest’ultime come si riverberano sui comportamenti elettorali, alimentando o favorendo politiche nazionaliste, sovraniste e populiste. Una prospettiva diversa per spiegare in modo semplice come la presenza, vera o temuta, dei migranti possano influenzare – loro malgrado – le scelte politiche dei Paesi ospitanti.

L’opportunità di una riflessione sul punto ci viene offerta dalla pubblicazione di uno studio dell’Istituto Cattaneo di Bologna[1] che ha elaborato la ricerca e che sottolinea come i dati vengono spessi presentati molto spesso con mancanza di equilibrio e obiettività al punto che sul fenomeno migratorio le “percezioni contato più dei dati concreti”.  Lo studio è incentrato sul caso Italiano, ma dalle notizie che vengono dagli altri Paesi europei, si osserva che il comportamento non appare dissimile. Nel marzo 2018, l’agenzia statistica Eurostat[2] ha pubblicato un’analisi sull’incidenza dei migranti rispetto al totale del popolazione dei vari stati Ue. Pochi mesi dopo, un’indagine della società di ricerca statunitense Pew Research Center[3] ha messo sotto il riflettore la frequenza di atteggiamenti di ostilità verso stranieri e minoranze religiosi nell’Europa occidentale.Agli intervistati veniva assegnato un punteggio «di intolleranza» da zero a 10, in base alle risposte fornite su un campionario di 22 domande. Il 38% degli italiani ha registrato un punteggio compreso fra 5 e 10 , il livello più alto fra i 15 Stati considerati dal rapporto. In Svezia non si è andati oltre all’8%, la media più bassa su scala continentale. Ne deriva che in diversi Paesi Ue si registra un’asimmetria  fra numero di migranti e atteggiamenti discriminatori: meno stranieri ci sono, più aumentano i casi di discriminazione e tensioni xenofobiche. O viceversa, come nel caso della Svezia, una maggiore presenza di migranti può indurre a una accettazione più diffusa del fenomeno. Tra i casi più eclatanti c’è quello dell’Ungheria dove gli stranieri registrati non arrivano all’1,6% della popolazione (circa 160mila persone su 9,7 milioni), ma oltre l’80% dei suoi cittadini dichiara «sentimenti negativi» verso l’immigrazione. Un caso simile a quello di Paesi come la Bulgaria (dove solo il 15% dei cittadini dichiara di sentirsi «a proprio agio» con gli stranieri, malgrado rappresentino il 2% della popolazione) o di zone come la Germania orientale dove la presenza di migranti è scarsa ma il sentimento di disagio è alto.

C’è una spiegazione a tutto questo? Pare proprio di sì: una percezione parziale o distorta del fenomeno. Un report dell’Istituto Cattaneo dello scorso agosto ha mostrato che i cittadini europei tendono a sovrastimare l’incidenza di migranti rispetto alla propria popolazione: gli intervistati erano convinti che i cittadini extraeuropei presenti nei rispettivi Paesi arrivassero al 17,7% del totale, contro una quota riscontrata di appena il 6,7% . Una svista che, nel caso dell’Italia, produce un gap di 17,5 punti percentuali fra sensazioni e realtà: gli italiani intervistati hanno stimato che i migranti siano pari al 25% della popolazione, quando la quota reale si ferma al 7%. C’è dell’altro. Gli impulsi discriminatori scattano anche senza (o nonostante) una conoscenza effettiva del fenomeno e dei dati aggregati, atteggiamento che  spiega l’aumento delle ostilità e della barriere pregiudiziali dovuto a fattori «motivazionali, più che razionali»: il cosiddetto conflitto realistico, cioè la tendenza a discriminare chi viene visto come un «concorrente» rispetto alle nostre condizioni.

Certamente le fasi di instabilità economica finiscono per accentuare la tendenza a creare conflitti, a maggior ragione se indotti da martellamento mediatico e politico. nel conflitto realistico, o reale, si tendono a discriminare i gruppi svantaggiati  ovvero i migranti, perché considerati concorrenziali (per giunta scorretti) come un gruppo che può peggiorare la situazione dei cittadini». Il divario fra numeri e percezione registrato negli italiani mostra che una narrazione orientata («l’invasione di migranti») può alterare la capacità di analisi del problema, alimentando a sua volta i pregiudizi maturati sull’argomento, al punto che, chi si lascia più facilmente sedurre datale narrazione,  tende a “vedere” il 7% in più dei migranti anche rispetto alla media-record di errore valutativo dei  connazionali.  Ma quanto pesa la proiezione di  un’immagine distorta della realtà del fenomeno migratorio in Italia,  soprattutto se confrontata con gli altri paesi dell’Unione Europea? Per rispondere a questo interrogativo, l’Istituto Cattaneo ha analizzato i dati forniti dall’Eurobarometro in merito alla presenza di immigrati stimati dai cittadini in ciascuno degli Stati membri dell’UE.

Tra scarsa conoscenza ed errata percezione Il primo dato che emerge è che, nell’intero contesto europeo, all’incirca un terzo dei rispondenti (31,5%) non sa fornire una risposta sulla percentuale di immigrati che vivono nei loro paesi. In alcuni casi (Bulgaria, Portogallo, Malta e Spagna) la percentuale di chi non sa rispondere supera abbondantemente il 50%, in  27% si attesta al di sotto della media europea. Il quadro che emerge da questi primi dati segnala innanzitutto un’elevata incertezza dei cittadini sull’ampiezza del fenomeno migratorio in Europa. Dall’indagine risulta che  i cittadini europei sovrastimano nettamente la percentuale di immigrati presenti nei loro paesi: di fronte al 7,2% di immigrati nonUE presenti “realmente” negli Stati europei, gli intervistati ne stimano il 16,7%. In Italia il dato è più significativo: gli intervistati italiani sono quelli che mostrano un maggior distacco (in punti percentuali) tra la percentuale di immigrati non-UE realmente presenti in Italia (7%) e quella stimata, o percepita, pari al 25%, collocando l’errore di percezione commesso dagli italiani al posto più alto tra tutti i paesi dell’Unione Europea (+17,4 punti percentuali).  Gli altri paesi che mostrano un “errore percettivo” di poco inferiore a quello italiano sono il Portogallo (+14,6 punti percentuali), la Spagna (+14,4 p.p.) e il Regno Unito (+12,8 p.p.). Al contrario, la differenza tra la percentuale di immigrati “reali” e “percepiti” è minima nei paesi nordici (Svezia +0,3; Danimarca +2,2; Finlandia +2,6) e in alcuni paesi dell’Europa centro-orientale (Estonia -1,1; Croazia +0,1). Gli errori di percezione sull’immigrazione in Europa segnalano dunque l’esistenza di una scarsa informazione dell’opinione pubblica su questa tematica. Però, L’errata stima sulla presenza di immigrati, oltre alla scarsa informazione,  potrebbe derivare anche da pregiudizi – radicati negli elettori – che ne condizionano ex ante ogni valutazione. In breve, chi, per principio, ha una posizione sfavorevole verso gli immigrati potrebbe essere indotto a ingigantire la portata del fenomeno oppure a giustificare il proprio atteggiamento in virtù di una percezione distorta della questione.  Anche l’indice NIM elaborato dal Pew Research Center, che misura il grado di sentimento Nazionalista, anti-Immigrati e contrario alle Minoranze religiose in 15 nazioni europee conferma che esiste una relazione positiva tra l’errata percezione del fenomeno migratorio e l’atteggiamento verso l’immigrazione. Detto diversamente,  all’aumentare dell’ostilità verso gli immigrati, aumenta anche l’errore nella valutazione sulla presenza di immigrati nel proprio paese. Appare chiaro che la questione della “errore percettivo” in riferimento al fenomeno migratorio non deriva soltanto da un problema di poca o scarsa informazione, bensì da diverse “visioni” del mondo che inevitabilmente ne condizionano l’osservazione  In Italia in base alle zone geografiche di appartenenza,   la  stima sulla presenza di immigrati emerge una differenza piuttosto netta tra i residenti al nord e quelli al centro-sud. I primi stimano un livello di immigrazione di circa il 20%, mentre nelle altre zone la percentuale di immigrati è indicata, in media, attorno al 26%, con uno scarto di 6 punti percentuali tra nord e sud. L’esame dei datimostra che la distanza tra il dato reale e quello stimato è maggiore dove la presenza di immigrati è minore (al sud, inferiore al 5% della popolazione). Al contrario, lo scarto tra realtà e percezione è più contenuto nelle regioni del nord, dove la percentuale di immigrati – corrispondente a circa il 10% della popolazione – è tendenzialmente più elevata. E’ possibile che  gli errori nella percezione del fenomeno migratorio in Italia abbiano delle conseguenze rilevanti sugli atteggiamenti degli italiani nei confronti degli immigrati e del loro impatto sulla società? Una risposta significativa si ricava  dal confronto fra intervistati italiani e quelli europei su tre specifiche questioni: 1) il rapporto tra immigrati e criminalità; 2) l’ipotesi che gli immigrati riducano le possibilità occupazionali degli italiani; 3) il peso o il contributo degli immigrati sulla sostenibilità del welfare nazionale. Su tutte le tre questioni, l’opinione degli italiani è decisamente più negativa nei confronti dell’immigrazione e dei loro eventuali benefici per l’economia o la società. Rispetto a una media europea del 57%, gli intervistati italiani che ritengono che gli immigrati peggiorino la situazione della criminalità rappresentano il 74% dell’intero campione, con una differenza di 17 punti percentuali. Allo stesso modo, gli italiani che pensano che una maggiore immigrazione comporti una riduzione dell’occupazione per i residenti in Italia corrispondo al 58% sul totale, mentre la media europea si ferma al di sotto del 41%, con uno scarto sempre di 17 punti percentuali. Una visione e una prospettiva che non mancherà di influenzare la composizione della rappresentanza politica parlamentare. La principale implicazione di questo risultato è chiara: se è vero che i valori sono l’elemento chiave per capire il modo in cui le persone si rapportano al fenomeno migratorio, è plausibile allora ipotizzare che il successo elettorale di un partito che ha investito ampiamente sulla tematica dell’immigrazione- possa dipendere significativamente  dalla capacità del partito di dare voce e visibilità a quei principi esistenziali, a quei valori che più di altri favoriscono atteggiamenti critici, se non addirittura ostili, nei confronti dei migranti. Risulta altresì che elementi valoriali, quali  veri e propri principi esistenziali, non soffrono facilmente le variabilità  brevi; rappresentano aspetti più profondi della struttura individuale di atteggiamenti e opinioni.  Questo ci suggerisce che si tratti di caratteristiche più strutturali di una parte dei cittadini italiani, d’altronde in linea con il consenso espresso in passato verso raggruppamenti politici che avevano sostenuto politiche restrittive verso l’immigrazione, magari con modalità meno vivaci o spettacolari.  Atteggiamenti che verosimilmente andranno tenuti bene in conto, anche per il futuro. 


[1] file:///C:/Users/user/Downloads/Analisi-Istituto-Cattaneo-Immigrazione-realt%C3%A0-e-percezione-27-agosto-2018-1.pdf

[2] https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php/Migration_and_migrant_population_statistics#Migration_flows:_2_million_non-EU_immigrants

[3] https://www.pewresearch.org/fact-tank/2018/06/19/western-europeans-vary-in-their-nationalist-anti-immigrant-and-anti-religious-minority-attitudes/

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