Centro Studi Mediterraneo

il grande bacino d'utenza

Centro Studi Mediterraneo

Il Centro Studi Mediterraneo è  un’istituzione senza scopo di lucro, incentrata sul dinamismo, sull’associazionismo e sull’ interattività.

Si propone di accrescere la sensibilità culturale delle aree del bacino Mediterraneo, attraverso un confronto continuo e avanzato.

La partecipazione dei propri aderenti è libera, gratuita e senza vincoli.

E’ un “think tank” avanzato e moderno che si occupa di analisi delle politiche pubbliche e quindi dei settori che vanno dalla politica sociale alla strategia politica, dall’economia alla ricerca sociale alla  politica  industriali e  commerciale.

Finalità

Il Centro Studi Mediterraneo si propone

  • la partecipazione, la crescita e lo sviluppo economico e sociale  e lo studio di una possibile cooperazione  con i  paesi del Mediterraneo;
  • come luogo d’incontro e di scambio di attività di ricerca e di formazione specialistica delle risorse umane che intendono diffondere cultura d’impresa , finanziaria ed economica nell’Italia meridionale.
  • come polo per attività di studio, di conoscenza in tema di economia e cultura d’impresa, di finanza moderna e strutturata, per la valorizzazione del capitale intellettuale del Meridione.

Obiettivi

Il Centro Studi Mediterraneo  ha come obiettivi strategici:

  1. diventare un centro d’eccellenza e avanguardia e un faro per il Mediterraneo negli studi di finanza moderna;
  2. accrescere la presenza di istituzioni di finanza strutturata e moderna;
  3. far nascere e radicare un tessuto economico e professionale in grado di far svolgere al sistema regionale il ruolo di porta per il nuovo mercato comune del Mediterraneo;
  4. promuovere la nascita di un istituto regionale dedito allo sviluppo e alla crescita di progetti innovativi di aziende private e pubbliche.

Mission

Il Centro Studi Mediterraneo conduce  attività di ricerca, di formazione specialistica e di comunicazione scientifica per diffondere know-how e cultura di impresa e di finanza moderna nel Meridione al fine di favorire lo sviluppo economico e sociale; diffondere l’utilizzo delle moderne tecniche di gestione dell’impresa, gli strumenti di finanza moderna, per sostenere la crescita delle imprese private e pubbliche e dell’intero tessuto economico e sociale regionale. Si propone altresì  la valorizzazione del capitale intellettuale nelMeridione.

Il Comitato Scientifico e tutti i componenti della struttura saranno impegnati, nei primi 12 mesi  di vita,  a far crescere il numero dei soggetti che possano dare un contributo alla vita ed allo sviluppo del progetto culturale del Centro.

Il 2018 secondo i futurologi di 100 anni fa

 

Dai robot aspirapolvere agli hoverboard, dalle auto volanti alle videochiamate: esperti e sognatori degli inizi del XX secolo avevano già previsto sia le migliori invenzioni della nostra epoca, sia i guai dell’ambiente.

https://www.focus.it/cultura/storia/il-2018-secondo-i-futurologi-di-100-anni-fa

 

L’anno appena iniziato porta una valanga di innovazioni e tecnologie nuove, (quasi) pronte per la nostra vita di tutti i giorni. Automobili più autonome e capaci di cavarsela da sole (quasi) in ogni situazione, reti di comunicazione super veloci, intelligenze artificiali che fanno un sacco di cose meglio di noi, il turismo spaziale dietro l’angolo…

 

È il futuro molto prossimo: se ci guardiamo indietro, lo vediamo costruito un mattoncino alla volta nell’arco di un secolo, giusto il tempo che abbiamo impiegato per passare dalle carrozze a cavalli ai rover su Marte. Lo si poteva immaginare, 100 anni fa? Come pensavano, i visionari di un secolo fa, le meraviglie che bussano alla porta del 2018?

 

Forse vi sorprenderà, ma molte (pre)visioni dell’inizio del XX secolo si sono dimostrate curiosamente azzeccate, quantomeno nelle linee generali, perché basate sulle tecnologie di quell’epoca. Come spiega Claudia Geib in un articolo recente su Futurism, nel 1918 le aspettative del mondo occidentale in fatto di tecnologie erano riposte soprattutto in quella nuova magia che era la corrente elettrica, in tutte le sue applicazioni, dal telefono all’automobile. Applicazioni che, nel “formato 1918”, possono fare sorridere (ma non più di quanto faranno sorridere le nostre tante previsioni nel 2118…): eccone alcune, che riguardano le auto, i viaggi, i dispositivi elettronici, la casa e l’energia.

 

On the road. Per gli uomini di un secolo fa gli spostamenti erano un’ossessione: le compagnie navali si contendevano i record di traversata dell’Atlantico, i fratelli Wright stavano perfezionando il loro rivoluzionario aeroplano e la Ford aveva inaugurato da soli 4 anni la prima catena di montaggio di automobili: una linea di produzione sfornava un’auto finita in 93 minuti, ossia circa 5.000 veicoli l’anno per la mitica Model T, la prima vettura di serie e alla portata di molti.

 

I primi di gennaio del 1918 i giornali di Washington raccontavano come sarebbe stata l’auto del futuro: completamente impermeabile, capace di funzionare in ogni condizione atmosferica, con le fiancate e il tetto in vetro, calda in inverno e fresca d’estate e… senza volante! Dotata di sole 3 ruote, si sarebbe guidata da una piccola consolle dotata di levette. Desideri legittimi, se pensate a quanto dovevano essere scomode, instabili e inaffidabili le prime autovetture. Comunque sia i futurologi dell’epoca sentenziavano che ogni famiglia ne avrebbe posseduta almeno una.

 

Viaggi senza confini. Le altre frontiere da conquistare con le novelle tecnologie erano il cielo e il mare: superate le fantasiose ipotesi di artisti come Jean-Marc Côté, che tra il 1899 e il 1910 aveva immaginato sottomarini trainati da balene e mezzi volanti appesi a grandi uccelli, per il XXI secolo gli esperti di tecnologia vedevano taxi volanti, dirigibili da guerra, postini volanti, aerei invisibili e mezzi di soccorso in grado di arrivare dal cielo ovunque e in pochissimo tempo.

 

Tra la fine dell’800 e i primi anni del ‘900 diversi romanzieri e giornalisti avevano alimentato il sogno dell’auto volante: nel 1923, dalle pagine di Science and Invention, Hugo Gernsback la propone come soluzione definitiva al traffico di New York.

 

Questa è una delle poche visioni del futuro che non si è concretizzata in qualche cosa di simile e funzionante: l’auto volante è ancora una chimera, nonostante i numerosi progetti degli ultimi cinquant’anni. Basteranno gli investimenti e i progetti annunciati di Toyota, Uber e Bell Helicopter a darle forma?

 

Tecno-democrazia. Il tratto che accomuna tutte le previsioni dei primi del ‘900 sembra essere la possibilità di portare le nuove tecnologie alle masse: tutte le innovazioni, dall’aeroplano alla radio, erano immaginate anche e soprattutto come “personali”.

 

Nel 1900 John Elfreth Watkins firma sul Ladies Home Journal, una rivista femminile molto diffusa presso la borghesia americana, un articolo dal titolo What may happen in the next hundred years (che cosa potrebbe accadere nei prossimi 100 anni, articolo originale, in inglese). Watkins descrive apparecchi che potremmo collocare a metà tra la televisione e i proiettori cinematografici, capaci di mostrare in ogni casa le rappresentazioni che si svolgono nei teatri. E con diversi decenni di anticipo sui telegiornali racconta come questi stessi dispositivi avrebbero potuto mostrare in diretta, a migliaia di chilometri di distanza, le battaglie e gli eventi catastrofici.

 

Nouvelle cuisine. Nello stesso articolo Watkins anticipa di una ventina di anni l’arrivo di armadi refrigerati meccanicamente (ossia senza ghiaccio) dove poter conservare gli alimenti per giorni e la possibilità di realizzare mezzi dotati della stessa tecnologia per traportare i cibi freschi da una parte all’altra del mondo. Dimostrando notevole lungimiranza, spiega come questo nuovo, fantascientifico, freddo portatile avrebbe aperto la strada all’industria dei cibi pronti.

 

Secondo Watkins, cucinare sarebbe presto diventato anacronistico. I pasti sarebbero stati recapitati direttamente nelle case, ma non da fattorini in bicicletta come accade oggi: da sistemi di consegna basati su grosse tubature funzionanti come la posta pneumatica. E poi, nel giro di un secolo il mondo sarebbe certamente stato pieno di robot che guidano, puliscono in casa, fanno il bucato, stirano…

 

Energia pulita. Altre previsioni sorprendenti (e azzeccate) del secolo scorso riguardano l’ambiente e i combustibili fossili. Già nel 1896 lo scienziato svedese Svante Arrhenius calcolò che un raddoppio della concentrazione di CO2 nell’atmosfera avrebbe causato un aumento della temperatura del pianeta compreso tra gli 8 e i 9 °C (articolo originale, in inglese). Misurando le emissioni di CO2 legate alla combustione di sempre più ingenti quantità di carbone da parte delle industrie, lo scienziato ipotizzò che questo valore limite sarebbe stato raggiunto nel giro qualche secolo.

Arrhenius, e con lui altri scienziati, pur non riuscendo a descrivere puntualmente gli effetti dell’inquinamento sul pianeta, arrivarono alla conclusione che presto sarebbe stato necessario ridurre drasticamente l’utilizzo del carbone e dei derivati del petrolio.

 

Dall’altra parte del pianeta, a Washington, Alexander Graham Bell – inventore del telefono – in un discorso tenuto nel febbraio del 1917 alla McKinley Manual Training School (riportato dal National Geographic Magazine) prevede l’utilizzo del sole, delle onde e delle maree come fonte di energia pulita che, secondo quanto scrive sempre nel 1917 un giornalista del Chicago News, sarebbe arrivata nelle nostre case tramite non meglio definite tubature speciali.

13 Gennaio 2018 | Rebecca Mantovani

Una città fantasma per gli esperimenti

Usata per testare le innovazioni.

https://www.focus.it/scienza/scienze/una-citta-fantasma-per-gli-esperimenti

In New Mexico gli scienziati stanno costruendo una città senza abitanti

Una speciale città è in costruzione in New Mexico: sarà un enorme laboratorio per gli esperimenti e non avrà abitanti.

“In New Mexico gli scienziati stanno costruendo una città senza abitanti”

Enorme laboratorio – Il progetto vanta un budget da 200 milioni di dollari e prevede di creare un’intera città di circa 20 miglia quadrate con edifici e case capaci di ospitare una popolazione di 35.000 persone. Ma in realtà “The Center”, questo è il nome della prima città fantasma costruita da un’azienda privata, diventerà un grande centro sperimentale dove testare le nuove tecnologie e le soluzioni energetiche, simulando l’impatto che hanno sull’ambiente urbano.

Area di prova – La città fantasma del New Mexico, stando ai piani del progetto includerà: strade, autostrade, un distretto per il business e aree residenziali, in pratica sarà una copia a grandezza naturale di una tipica cittadina dell’America profonda. La compagnia che detiene i diritti di costruzione e sfruttamento dell’opera ha in mente di noleggiare il centro urbano alle aziende che intendono sperimentare i propri prodotti e le nuove tecnologie, come ad esempio le automobili robot e a guida automatica di Google. Il sito finale dove verrà costruito “The Center” non è ancora stato deciso, ma dovrebbe essere in New Mexico, da qualche parte tra Albuquerque e Las Cruces.

John O’Rourke regrette l’absence de dialogue

A LA UNE / Actualité

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Restrictions imposées par l’Algérie aux importations

John O’Rourke regrette l’absence de dialogue

© D.R.

“Il y a un dispositif et nous regrettons que ce dernier n’a pas été utilisé pour qu’on puisse en parler”,a souligné l’ambassadeur de l’UE à Alger.

L’ambassadeur de l’Union européenne à Alger a emboîté le pas, hier, à la commissaire européenne au commerce au sujet du système mis en place en Algérie pour les importations. “Il existe un accord qui lie l’Union européenne à l’Algérie qui prévoit non seulement une zone de libre-échange, donc une circulation des biens sans entraves, mais également une clause de sauvegarde dans le cas où l’un des partenaires rencontrerait des difficultés”, a déclaré, hier, John O’Rourke, comme pour emboîter le pas à sa responsable hiérarchique qui a tenu le même discours la semaine dernière. La commissaire européenne au commerce, Cecilia Malmström, avait déclaré, à l’occasion, que “les mesures prises par l’Algérie ne sont pas conformes à l’accord d’association signé avec l’Union européenne”. John O’Rourke ira, quant à lui, dans le détail quant à cette “réserve” nourrie, par ailleurs, par les Espagnols et les Italiens qui se sont carrément plaints de ces restrictions. John O’Rourke poursuivra : “Il y a un dispositif et nous regrettons que ce dernier n’ait pas été utilisé pour qu’on puisse en parler.” Sur les questions commerciales, il a estimé qu’“il ne faut pas se focaliser sur la liste des produits interdits à l’importation comme si notre seul intérêt était celui de vendre des produits. Nous voulons voir une Algérie qui se développe de manière saine et qui sera un partenaire, évidemment, commercial, mais aussi pour les investissements”.
Interpellé sur cette question en marge du séminaire, il expliquera : “Toutes ces questions sont à élaborer d’une manière sereine. Il est important de discuter et de voir, effectivement, si l’Algérie a besoin d’avoir une période de recul pour protéger ses industries naissantes, et dans quelle mesure, certaines de ces interdictions ne sont pas en train de nuire au développement de l’économie.”
Et tout en avançant le montant de
40 millions d’euros en guise de budget annuel pour financer les différents programmes de coopération, John O’Rourke a précisé : “Nos relations avec l’Algérie sont très profondes et nous nous en félicitons. Nous sommes là justement pour apporter notre soutien dans les secteurs de la gouvernance, de la diversification de l’économie, de l’énergie, du développement des énergies durables, de l’utilisation plus rationnelle de l’énergie, du contre-terrorisme et de la sécurité et des questions migratoires…” Sur ce dernier chapitre, le chef de la délégation de l’UE à Alger a fait savoir que “l’Algérie ne présente pas de demande de financement dans ce sens” tout en confirmant, bel et bien, l’existence d’une coopération. “L’Algérie qui, peut-être, était, à une certaine époque, un pays de transit devient aujourd’hui un pays de destination. Nous avons alors envisagé ensemble un monde où les gens bougent pour des raisons sécuritaires et économiques, ainsi que la façon de satisfaire leurs besoins en accordant la priorité à la personne humaine, car on ne prend pas la route pour le plaisir, mais souvent parce que cela est motivé par une grande souffrance.”

Ordinamento dello Stato

 

Suddivisione amministrativa

Le principali divisioni amministrative francesi sono le regioni, che sono 18 (di cui 13 nella Francia metropolitana), i dipartimenti (101 di cui 5 d’oltremare) e gli arrondissements (circondari, cioè suddivisioni amministrative dei dipartimenti).

Questi circondari (arrondissements) sono divisi in cantoni (per i collegi elettorali) e in comuni (per un totale di 36 783) per l’amministrazione locale territoriale. I cantoni corrispondono per la maggior parte a comuni completi, tuttavia, alcuni importanti comuni sono suddivisi in più cantoni, che possono anche comprendere altri comuni limitrofi meno popolati.

Infine, alcune importanti comuni (Parigi, Lione, Marsiglia) sono a loro volta suddivisi in circoscrizioni di comuni per l’amministrazione locale con sindaci locali con a disposizione una certa autonomia finanziaria e amministrativa all’interno dello stesso Consiglio comunale.

Il dipartimento di Parigi comprende un solo comune. Le 5 regioni d’oltremare (Guadalupa, Martinica, Guyana francese, Riunione, Mayotte) dispongono ciascuno a un singolo dipartimento. La regione della Corsica (che comprende due dipartimenti) ha uno speciale status di collettività territoriali leggermente diverso rispetto alle altre regioni metropolitane. Queste regioni sono tuttavia parte integrante dell’Unione europea.

In seguito alle leggi Defferre del 1982-1983 e Jean-Pierre Raffarin del 2003-2004, la Francia è uno Stato decentralizzato. La riforma costituzionale del febbraio 2003 ha affermato che l’organizzazione della Repubblica è decentralizzata. Il decentramento, che è stato in prima accompagnato dalla devoluzione, sostiene ora pienamente l’emergere di un vero potere locale il cui equilibrio è ancora dibattuto.

A parte le amministrazioni locali con piena realizzazione, quali sono i comuni, i dipartimenti e le regioni, esiste anche un’organizzazione intercomunale che è portata a esercitare sempre maggiori competenze (quali lo sviluppo economico, l’uso del territorio, la politica degli alloggi, il trasporto pubblico, l’igiene). Infatti i comuni sono invitati a unirsi sotto il regime dell’intermunicipalità che dispone oramai di un’autonomia finanziaria e fiscale propria, oltre che a un riconoscimento giuridico (établissement public de coopération intercommunale o EPCI). Nel 2006, 2 573 comunità (comunità di comuni, le comunità di agglomerazioni e comunità urbane) hanno ricomposto il territorio nazionale, rappresentano il 90% di comuni e l’85% della popolazione francese. Certe intermunicipalità includono comuni di differenti dipartimenti o regioni, allo scopo anche di agevolare la gestione delle attrezzature comuni, o per politiche in materia di trasporti.

La Francia è “una e indivisibile”; ma questa formula crea qualche tensione in alcuni “paesi” o “regioni” le cui specificità, tra cui le lingue locali, non sono sufficientemente riconosciute secondo alcuni movimenti regionalisti (Alsazia, Bretagna, Catalogna del Nord, Corsica, Fiandre, Paesi Baschi, Occitania, ecc).

Costituzione

L’attuale Costituzione della Francia risale al 4 ottobre 1958 con l’entrata in vigore della Costituzione francese del 1958

Territori d’oltremare

Nel corso del XIX secolo la Francia dispose di un vasto impero coloniale. Il processo di decolonizzazione iniziato verso la metà del XX secolo ha portato all’autodeterminazione della maggior parte delle sue ex-colonie. Una parte scelse, tramite referendum, di rimanere all’interno della nazione francese, con statuti molto diversi. L’insieme di questi territori, generalmente definito come Francia d’oltremare, è composto da cinque dipartimenti d’oltremare, da collettività d’oltremare con status che offrono un’ampia autonomia, dalla Nuova Caledonia a statuto speciale, e da diversi territori disabitati, come le Terre australi e antartiche francesi.

I dipartimenti e le regioni d’oltremare hanno status identico a quello dei dipartimenti della Francia metropolitana e sono anche regioni ultraperiferiche dell’Unione europea. Essi sono Guadalupa, Martinica, Guyana francese, Riunione e Mayotte.

Le collettività d’oltremare sono dei territori con status molto diversi di autonomia. Attualmente godono di questo regime Polinesia Francese, Saint-Pierre e Miquelon, Wallis e Futuna, Saint Martin e Saint Barthelemy. La comunità di Saint-Pierre e Miquelon ha un’amministrazione locale che unisce le funzioni conferite di solito alle regioni e ai dipartimenti metropolitani. Questa collettività, anche se posta fuori dall’Unione europea utilizza l’euro come moneta. La collettività di Wallis e Futuna è costituita da tre monarchie tradizionali, i cui re governano con consigli eletti e condividendo il potere con il rappresentante dello Stato francese. Il sistema giudiziario in materia penale e civile è costituito dall’unico tribunale di primo grado che è competente per l’intero territorio. Questo territorio non è amministrativamente diviso in comuni, ma in circoscrizioni, il soggetto a capo della circoscrizione ha poteri equivalenti a quelle di un sindaco. La Polinesia Francese ha un alto grado di autonomia, che comporta un governo territoriale e un’assemblea in grado di gestire il bilancio del territorio, l’imposizione fiscale, e la legislazione sull’arcipelago. L’amministrazione di alcune funzioni (quali difesa, polizia, giustizia, e tesoro pubblico) è affidata allo Stato francese, rappresentato sul territorio da un Alto Commissario della Repubblica.

Nell’ambito dei territori d’oltremare francesi, la Nuova Caledonia ha uno status particolare. Anche se ancora organizzata su una divisione in amministrazioni comunali, la Nuova Caledonia non è divisa in dipartimenti, ma in province e villaggi (in base a una tradizione locale) con funzioni normalmente assegnate, sul continente e nelle regioni d’oltremare, ai dipartimenti e ai comuni, in particolare nei settori della giustizia, dell’istruzione e della cittadinanza. Inoltre, la funzione della regione è trasferita a un governo locale. In futuro è previsto un referendum per determinare se il territorio rimarrà entro la Repubblica francese con ampia autonomia, o diverrà indipendente, con una possibile associazione. Utilizza il Franco francese del Pacifico, adottato insieme alla Polinesia Francese e a Wallis e Futuna.

Altri territori d’oltremare francese, poco o per nulla abitati, sono gestiti da un amministratore nominato dallo Stato e costituiscono le Terre australi e antartiche francesi (TAAF, Oceano Indiano meridionale); le isole Éparses (nell’Oceano Indiano, sparse tra il Madagascar, Mayotte, e Mauritius) sono governate dall’amministrazione della Riunione; infine Clipperton (nell’Oceano Pacifico orientale, al largo del Messico) è amministrata dal governo Polinesia Francese. Queste terre non possiedono un’amministrazione locale propria.

Città principali

La Francia è un paese altamente urbanizzato; nel 2011, le sue città più grandi (in termini di popolazione dell’area metropolitana) erano Parigi (12.292.900), Lione (2.182.482), Marsiglia (1.721.031), Tolosa (1.250.251), Lilla (1.159.547), Bordeaux (1.140.668), Nizza (1.003.947), Nantes (884.275), e Strasburgo (763.739). L’emigrazione rurale è stata una questione politica molto sentita per la maggior parte del XX secolo.

 

Le maggiori città francesi.

 

Posizione Città Popolazione area urbana Popolazione comune
1 Parigi 12 292 895 2 249 975
2 Marsiglia 1 720 941 850 636
3 Lione 2 188 759 491 268
4 Tolosa 1 250 251 447 340
5 Nizza 1 003 947 344 064
6 Nantes 884 275 287 845
7 Strasburgo 764 013 272 222
8 Bordeaux 1 140 668 239 399
9 Lilla 1 159 547 227 533
10 Rennes 679 866 208 033

 

Le altre principali città della Francia sono:

Aix-en-Provence, Ajaccio, Albi, Amiens, Angers, Angoulême, Arras, Bastia, Belfort, Besançon, Brest, Brive-la-Gaillarde, Caen, Calais, Cannes, Carcassonne, Charleville-Mézières, Cherbourg, Clermont-Ferrand, Colmar, Digione, Dunkerque, Evreux, Grenoble, La Rochelle, Le Havre, Le Mans, Lens, Limoges, Metz, Montpellier, Mulhouse, Nancy, Nîmes, Orléans, Perpignan, Poitiers, Quimper, Reims, Roubaix, Rouen, Saint-Étienne, Saint-Nazaire, Tarbes, Tolone, Tourcoing, Tours, Valence e Rodez.

 

Ordinamento dello Stato

Posizione Città Popolazione area urbana Popolazione comune
1 Parigi 12 292 895 2 249 975
2 Marsiglia 1 720 941 850 636
3 Lione 2 188 759 491 268
4 Tolosa 1 250 251 447 340
5 Nizza 1 003 947 344 064
6 Nantes 884 275 287 845
7 Strasburgo 764 013 272 222
8 Bordeaux 1 140 668 239 399
9 Lilla 1 159 547 227 533
10 Rennes 679 866 208 033

Dati Amministrativi

 

Nome completo Repubblica francese
Nome ufficiale République française
Lingue ufficiali francese
Altre lingue vedi lista
Capitale  Parigi  (2 229 621 [1] ab. / 2013)
Politica
Forma di governo Repubblica semipresidenziale
Presidente della Repubblica Emmanuel Macron
Primo ministro Édouard Philippe
Ingresso nell’ONU 24 ottobre 1945[2]
Membro permanente del Consiglio di Sicurezza
Ingresso nell’UE 25 marzo 1958[3]
Superficie
Totale 675 417 km²; solo Francia metropolitana: 543 965 km² (42º)
% delle acque 0,26%
Popolazione
Totale 64 920 398 ab. (2017) (21º)
Densità 99 ab./km²
Tasso di crescita 0,47% (2016)[4]
Nome degli abitanti Francesi
Geografia
Continente Europa, America centrale (Caraibi), America meridionale (Guyana francese), America settentrionale (Saint-Pierre e Miquelon), Africa (Riunione), Oceania (Terre australi e antartiche francesi)
Confini Belgio, Lussemburgo, Germania, Svizzera, Italia, Principato di Monaco, Andorra, Spagna, Regno Unito (confine sottomarino nel Tunnel della Manica); la Guyana francese confina con Brasile e Suriname; Saint-Martin confina con Sint Maarten (Regno dei Paesi Bassi)
Fuso orario UTC+1
UTC+2 in ora legale; UTC-4 (Martinica e Guadalupa); UTC-3 (Guyana francese); UTC+4 (Riunione)
Economia
Valuta Euro e franco CFP[5]
PIL (nominale) 2 613 936[6] milioni di $ (2012) (5º)
PIL pro capite (nominale) 41 223 $ (2012) (22º)
PIL (PPA) 2 238 051 milioni di $ (2012) (9º)
PIL pro capite (PPA) 35 295 $ (2012) (24º)
ISU (2014) 0,884 (molto alto) (20º)
Fecondità 2,0 (2010)[7]
Varie
Codici ISO 3166 FR, FRA, 250
TLD .fr, .eu[8]
Prefisso tel. +33[9]
Sigla autom. F
Inno nazionale La Marsigliese
Festa nazionale 14 luglio

 

Ordinamento dello Stato

La Costituzione della Repubblica Italiana approvata dall’Assemblea Costituente il 22 dicembre 1947, promulgata il successivo 27 dicembre da Enrico De Nicola, capo provvisorio dello Stato, ed entrata in vigore il 1º gennaio 1948, è la legge fondamentale e fondativa dello Stato italiano.

Il sistema politico italiano è quello tipico di una repubblica parlamentare, in cui il parlamento è l’unica istituzione a detenere la rappresentanza della volontà popolare.

Le maggiori istituzioni sono:

  • il presidente della Repubblica Italiana: è il capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale;[109] viene eletto dal Parlamento; nomina il Presidente del Consiglio italiano e, su proposta di questo, i ministri. Può sciogliere le camere;
  • il Parlamento bicamerale (Camera dei deputati e Senato della Repubblica): esercita il potere legislativo e vota la fiducia al Governo;
  • il Governo: composto dal presidente del Consiglio e dai ministri, che formano il Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana, esercita il potere esecutivo;
  • la Magistratura: indipendente, esercita il potere giudiziario (sia inquirente sia giudicante);
  • il Consiglio superiore della magistratura: ha compiti di autogoverno della magistratura, svincolandola totalmente dalle influenze del governo, in particolare dal Ministero della giustizia;
  • la Corte costituzionale: svolge la funzione di garante della Costituzione,[113] pronunciandosi sulla conformità delle leggi a essa.

Vi sono due Biblioteche Nazionali Centrali sedi del deposito legale dello Stato, a Firenze e a Roma.

L’Istituto Geografico Militare è l’ente cartografico di Stato e si trova a Firenze.

Suddivisioni amministrative

Gli enti territoriali che, in base all’articolo 114 della Costituzione costituiscono, assieme allo Stato, la Repubblica italiana sono:

  • le regioni (15 a statuto ordinario e 5 a statuto speciale);
  • le città metropolitane (14);
  • le province e i comuni (rispettivamente 93 e 7981, dati ISTAT dell’anno 2017).[114]

Nell’elenco che segue, per ciascuna regione è riportato lo stemma ufficiale e il nome del capoluogo.

Regione Capoluogo
 Valle d’Aosta[RSS 1] Aosta
 Piemonte Torino
 Liguria Genova
 Lombardia Milano
 Trentino-Alto Adige[RSS 1] Trento
 Veneto Venezia
 Friuli-Venezia Giulia[RSS 1] Trieste
 Emilia-Romagna Bologna
 Toscana Firenze
 Umbria Perugia
 Marche Ancona
 Lazio Roma
 Abruzzo L’Aquila
 Molise Campobasso
 Campania Napoli
 Puglia Bari
 Basilicata Potenza
 Calabria Catanzaro
 Sicilia[RSS 1] Palermo
 Sardegna[RSS 1] Cagliari
  1. ^ a b c d e Regione a statuto speciale

 

Di seguito le prime dieci città italiane per abitanti del territorio comunale in base ai dati ISTAT al 30 giugno 2017.

Pos. Comune Città metropolitana Regione Abitanti
1 Roma  Roma  Lazio 2 876 051
2 Milano  Milano  Lombardia 1 360 422
3 Napoli  Napoli  Campania 967 516
4 Torino  Torino  Piemonte 883 601
5 Palermo  Palermo  Sicilia 670 816
6 Genova  Genova  Liguria 581 760
7 Bologna  Bologna  Emilia-Romagna 388 725
8 Firenze  Firenze  Toscana 382 664
9 Bari  Bari  Puglia 325 230
10 Catania  Catania  Sicilia 311 934

Istituzioni, enti e associazioni

Ordinamento scolastico

L’istruzione in Italia è regolata con modalità diverse secondo la forma giuridica (scuole pubbliche, scuole paritarie, scuole private). La formazione professionale, comprendente gli istituti professionali, dipende invece dalle regioni.

L’obbligo scolastico termina a 16 anni.

Il sistema scolastico italiano è strutturato in tre cicli di istruzione:

  • istruzione primaria, di durata quinquennale;
  • istruzione secondaria, che comprende la scuola secondaria di primo grado, di durata triennale, e la scuola secondaria di secondo grado, di durata quinquennale;
  • istruzione superiore, che comprende l’università e la formazione specialistica, come master e scuola di specializzazione.

A questi cicli d’istruzione si affianca la scuola dell’infanzia, un’istituzione prescolastica non obbligatoria, caratterizzata dal gioco e della convivenza con i compagni e dalla preparazione al primo ciclo d’istruzione.

Il ciclo degli studi all’università si articola, dopo la riforma introdotta dal processo di Bologna, in tre fasi:

  1. laurea (3 anni)
  2. laurea magistrale (2 anni)
  3. dottorato di ricerca (3 anni)

Secondo un’analisi ISTAT del 2010, il livello di istruzione e formazione degli studenti italiani è carente, soprattutto se paragonato a quello degli altri paesi europei: il 46,1% della popolazione adulta ha conseguito la sola licenza media, laddove la media europea si attesta al 28,5%. Nelle scuole superiori l’elevato numero di abbandoni scolastici porta l’Italia al primato negativo in Europa per i giovani tra 18 e 24 anni che lasciano la scuola superiore senza aver conseguito il diploma (il 20% nel 2009); anche il numero di laureati è sotto la media europea (solo il 21,6% dei giovani tra i 25 e i 29 anni). A ciò si aggiunge una bassa qualità dell’istruzione: secondo una valutazione condotta nell’ambito del programma per la valutazione internazionale dell’allievo, la competenza dei quindicenni italiani, già inferiore al valore medio nei 30 paesi OCSE, è aggravata dalla carenza nell’utilizzo di nuove tecnologie. L’Italia ha infine il primato europeo dei giovani che non studiano, né lavorano (nel 2009 erano il 21,2% delle persone tra 15 e 29 anni).[116]

Sistema sanitario

Il Servizio sanitario nazionale italiano (SSN) è un sistema pubblico di carattere universalistico che, come stabilito dall’art. 32 della Costituzione della Repubblica Italiana, garantisce il diritto alla salute e all’assistenza sanitaria a tutti i cittadini, finanziato attraverso la fiscalità generale e le entrate dirette, percepite dalle aziende sanitarie locali, derivanti dai ticket sanitari (cioè le quote con cui l’assistito contribuisce alle spese) e dalle prestazioni a pagamento.

Una ricerca del 2000 dell’Organizzazione mondiale della sanità colloca il sistema sanitario italiano al secondo posto nel mondo, dopo la Francia, in termini di efficienza di spesa e accesso alle cure pubbliche per i cittadini.[117] Tuttavia, solo il 35,8% della popolazione si dichiara soddisfatto del sistema sanitario e il 42% dell’assistenza ospedaliera, mentre il 79,4% ritiene intollerabili i tempi di attesa nelle strutture sanitarie.

 

Dati Amministrativi

Nome completo Repubblica Italiana
Nome ufficiale Repubblica Italiana
Lingue ufficiali Italiano[1]
Altre lingue Bilinguismo a livello regionale o locale,
Capitale Roma  (2 874 969 ab. / 31-08-2017)
Politica
Forma di governo Repubblica parlamentare
Presidente della Repubblica Sergio Mattarella
Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni (dimissionario)
Proclamazione 10 giugno 1946[2]
Ingresso nell’ONU 14 dicembre 1955
Ingresso nell’UE 25 marzo 1957
(membro fondatore)
Superficie
Totale 301 340 km² (72º)
% delle acque 2,4%
Popolazione
Totale 60 507 590[3] ab. (30-6-2017) (23º)
Densità 200,8 ab./km² (42º)
Tasso di crescita -0,20%[4]
Nome degli abitanti Italiani
Geografia
Continente Europa
Confini San Marino, Città del Vaticano, Francia, Svizzera, Austria e Slovenia
Fuso orario UTC+1 (CET)
UTC+2 (CEST) in ora legale
Economia
Valuta Euro[5]
PIL (nominale) 1 850 735[6] milioni di $ (2016) ()
PIL pro capite (nominale) 30 507 $ (2017) (27º)
PIL (PPA) 2 234 500 milioni di $ (2016) (12º)
PIL pro capite (PPA) 36 833 $ (2016) (34º)
ISU (2016) 0,887[7] (molto alto) (26º)
Fecondità 1,34 (2016)[8]
Varie
Codici ISO 3166 IT, ITA, 380
TLD .it, .eu
Prefisso tel. +39[9]
Sigla autom. I
Inno nazionale Il Canto degli Italiani

 

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Ordinamento dello Stato

Spagna

 

Ordinamento dello Stato

Secondo la Costituzione del 1978, la Spagna è una monarchia ereditaria parlamentare, dove il re ha un ruolo di rappresentanza, ma anche di garante dell’unità e della democrazia.

Il potere esecutivo è nelle mani del Consiglio dei ministri (Consejo de Ministros), retto da un Primo Ministro, cui il parlamento dà e toglie la fiducia.

Il potere legislativo è attribuito a un parlamento bicamerale (Cortes Generales) con mandato quadriennale, composto di:

  • Congresso dei Deputati (Congreso de los Diputados), una camera di 350 deputati, eletti con un sistema proporzionale corretto e senza voto di preferenza in circoscrizioni corrispondenti alle province;
  • Senato del Regno di Spagna (Senado), una camera di 259 senatori, di cui 208 eletti direttamente e 51 indirettamente dai consigli regionali.

Il potere giudiziario è indipendente.

Suddivisioni amministrative

Comunità autonome

La Spagna è suddivisa in 17 comunità autonome (comunidades autónomas, al singolare: comunidad autónoma) che sono ulteriormente suddivise in 50 province, più due città autonome: Ceuta e Melilla (designate ufficialmente come Plazas de Soberanía en el Norte de África). Gibilterra è rivendicata dalla Spagna.

Ceuta, Melilla e altri piccoli isolotti, che si estendono su 0,65 km² e contano 312 abitanti sono i resti del vasto impero coloniale che il paese possedeva. In totale la Spagna ha 31,65 km² di territori nell’Africa del Nord, popolati da 138.228 abitanti.

Province e municipi

A partire dall’introduzione del sistema delle comunità autonome le province hanno visto diminuire i loro poteri. Sono ancora utilizzate come distretti elettorali, per la codifica postale e come riferimenti geografici.

Sette comunità autonome sono composte da una sola provincia: Asturie, Isole Baleari, Cantabria, La Rioja, Comunità autonoma di Madrid, Murcia, e Navarra.

Le province sono a loro volta suddivise in comuni o municipi (in spagnolo municipio). A capo del municipio c’è l’alcalde, il sindaco.

Città principali

 

 

Principali città in Spagna
 

 

 

Città Comunità Autonoma Popolazione Città Comunità Autonoma Popolazione  

 

 

1 Madrid Madrid 3.273.049 11 Alicante Comunità valenzana 334.418
2 Barcellona Catalogna 1.619.337 12 Córdoba Andalusia 328.547
3 Valencia Comunità valenzana 809.267 13 Valladolid Castiglia e León 315.522
4 Siviglia Andalusia 704.198 14 Vigo Galizia 297.124
5 Saragozza Aragona 675.121 15 Gijón Asturie 276.854
6 Málaga Andalusia 573.969 16 La Coruña Galizia 244.162
7 Murcia Murcia 448.700 17 Hospitalet de Llobregat Catalogna 241.750
8 Palma di Maiorca Isole Baleari 404.681 18 Santa Cruz de Tenerife Isole Canarie 240.266
9 Las Palmas de Gran Canaria Isole Canarie 383.308 19 Granada Andalusia 235.692
10 Bilbao Paesi Baschi 353.187 20 Vitoria Paesi Baschi 239.154
Statistiche del 2010[39]

Principali aree metropolitane

 

Pos.        Comune               Regione Prov. Abitanti
1 Madrid Madrid Madrid 5.883.521
2 Barcellona Catalogna Barcellona 3.150.380
3 Valencia Comunità valenzana Valencia 2.463.592
4 Siviglia Andalusia Siviglia 1.438.451
5 Málaga Andalusia Málaga 965.371
6 Bilbao Paesi Baschi Bilbao 949.939
7 Oviedo-Gijón Asturie Asturie 857.495
8 Alicante-Elche Comunità valenzana Alicante 725.395
9 Saragozza Aragona Saragozza 688.343
10 Vigo Galizia Pontevedra 659.632

Istituzioni

Ordinamento scolastico

Il sistema educativo in Spagna è principalmente pubblico e si articola in diverse fasce. Sono obbligatori gli insegnamenti nelle scuole elementari e nelle scuole medie, mentre sono facoltativi gli insegnamenti infantili (gli asilo nido e le scuole materne) e gli insegnamenti secondari non obbligatori, come la scuola superiore e la formazione professionale. Inoltre la Spagna possiede un importante sistema universitario.

 

Direttore Antonio Marchese

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